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LUISS University Press
Trama
Era il 1968 quando Joseph Carl Robnett Licklider scriveva queste parole che, oltre mezzo secolo dopo, sembrano un frammento arrivato dal futuro. Licklider, geniale psicologo sperimentale, iniziò già negli anni Cinquanta a interessarsi alla tecnologia, e in particolare a come le macchine, interagendo con la nostra mente, avrebbero potuto potenziare le capacità umane. Negli scritti contenuti in questo libro Licklider anticipa l’era delle reti digitali, delle email e della messaggistica istantanea, degli assistenti artificiali e dei chatbot, immaginando un mondo in cui persone e computer avrebbero collaborato in simbiosi, creando insieme conoscenza e innovazione. Non macchine al posto delle persone, dunque, ma tecnologie al loro fianco, in grado di potenziare la loro intelligenza, creatività, capacità di entrare in relazione. Ho sognato una rete intergalattica è oggi una lettura fondamentale, un classico riscoperto per il tempo che ci vede impegnati a immaginare un nuovo umanesimo tecnologico. Queste pagine, infatti, non parlano solo di hardware e software, ma di società, cultura e futuro; di una vera innovazione, che può emergere solo nel punto in cui le menti, umane e artificiali, si incontrano e si potenziano a vicenda.


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