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Orlando Chicconi
Trama
Attraverso dati archeometrici (analisi isotopiche di rame, stagno e osmio), archeologici (ceramica nuragica a Cipro e a Creta, lingotti oxhide in Sardegna) e iconografici (raffigurazioni egizie dei Popoli del Mare), il libro verifica l’ipotesi che i guerrieri e navigatori chiamati Shardana nelle fonti egizie del II millennio a.C. fossero la proiezione esterna della civiltà nuragica. Non una sovrapposizione meccanica, ma il riconoscimento che una società complessa, organizzata in modo eterarchico e capace di generare surplus alimentari e metallurgici, non poteva che essere un attore attivo nel Mediterraneo del Bronzo Tardo.
L’opera mostra come la Sardegna nuragica fosse un nodo di connessione tra Oriente (Cipro, Levante, Egitto) e Occidente (Iberia, rotte atlantiche), e come la sua organizzazione distribuita le abbia permesso di sopravvivere al collasso del 1200 a.C., riorientando i propri commerci verso l’Europa settentrionale e resistendo a Cartagine e Roma.
A emergere è una risposta chiara alla domanda che attraversa il libro: gli Shardana non furono un popolo misterioso e senza terra, ma il volto con cui i Nuragici — una civiltà millenaria, tecnologicamente avanzata e pienamente integrata nelle reti mediterranee — si presentarono agli occhi del mondo orientale. Essere Nuragici, apparire Shardana: non un’identità sostitutiva, ma la sintesi perfetta tra ciò che una civiltà era e come veniva percepita da chi la incontrava.
Il saggio è pubblicato con DOI su Zenodo: https://zenodo.org/records/18983861. Il DOI (Digital Object Identifier) è un identificatore permanente che garantisce tracciabilità scientifica, citabilità e conservazione nel tempo del lavoro.


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